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Privacy e dati

Chi può vedere i dati di mio padre se usa un'app per anziani?

Chi decide, chi vede cosa e come si toglie un permesso. Le sette cose da cercare in un'informativa privacy prima di far entrare un'app in casa.

Pubblicato il 9 minuti di lettura

  • Per figlie e figli

Chi decide è lui, finché è in grado di decidere. In un’app fatta bene i familiari non vedono niente per impostazione predefinita: vedono soltanto quello che la persona anziana ha autorizzato, una voce alla volta, e ogni autorizzazione si può togliere. Se in un’app il figlio può collegarsi da solo e guardare tutto, quella non è un’app di famiglia: è un sistema di sorveglianza, e prima o poi verrà spenta o subita male.

In breve

  • Il titolare dei dati è la persona anziana, non il figlio che paga l’abbonamento.
  • I permessi vanno dati uno per uno e devono potersi revocare in qualsiasi momento.
  • Cercate nell’informativa: chi è il titolare, dove stanno i dati, per quanto tempo, a chi vengono comunicati.
  • Esportazione e cancellazione dei dati devono essere possibili e semplici da trovare.
  • Se la persona non è più in grado di decidere, esistono strumenti giuridici: si passa da un giudice, non da un accordo di famiglia.

Cosa trovi in questa pagina

Chi decide cosa

C’è un equivoco frequente: chi paga l’abbonamento non è il proprietario dei dati. Il regolamento europeo sulla protezione dei dati personali guarda alla persona a cui i dati si riferiscono, e quella persona è vostro padre. Anche quando l’account lo avete aperto voi, anche quando il tablet lo avete comprato voi.

RuoloChi èCosa può fare
La persona interessataIl vostro genitoreDecidere chi vede cosa, revocare, chiedere copia o cancellazione
Il titolare del trattamentoLa società che gestisce l’appTrattare i dati solo per le finalità dichiarate nell’informativa
Il familiare invitatoVoi, vostra sorella, un nipoteVedere soltanto le voci autorizzate
L’operatore di una strutturaUn’RSA, un centro diurnoVedere quello che il contratto e la nomina prevedono

La conseguenza pratica è semplice: prima di attivare qualsiasi condivisione, la cosa si dice e si chiede. Non perché sia burocrazia, ma perché è l’unico modo in cui un adulto accetta di avere un’app in casa senza sentirsi diminuito.

I permessi si danno uno per uno

Un consenso unico all’inizio — «accetto tutto» — è comodo per chi sviluppa l’app e pessimo per chi la usa. Il modello che funziona è granulare: un interruttore per ogni cosa.

  • La conferma delle medicine. Un figlio può ricevere soltanto questa, e nient’altro.
  • I messaggi e le foto. Chi vuole restare in contatto senza sapere nulla del resto.
  • La posizione. Serve al tasto SOS. Può restare spenta per tutto il resto del tempo.
  • Il diario dei ricordi. È la cosa più intima che ci sia in un’app del genere. Va condiviso solo se lo vuole lui, e magari solo con una persona.
  • Il link per i nipoti. Dà accesso alle partite e al portale familiare, non ai dati di salute o agli orari.
  • Le attività e i giochi. Sapere che ha giocato ieri pomeriggio è una rassicurazione per la famiglia, ma resta una scelta sua.

Tre regole che distinguono un’app rispettosa da una invadente: il permesso ha una data, si vede sempre chi ce l’ha in questo momento, e si toglie con un tasto senza dover scrivere a un’assistenza.

Sette cose da cercare nell’informativa

L’informativa privacy è noiosa da leggere, ma le informazioni che contano si trovano in dieci minuti se si sa cosa cercare.

  1. Chi è il titolare del trattamento. Deve esserci un nome di società, un indirizzo e un contatto. Se trovate solo un modulo web, è un segnale.
  2. Quali dati vengono raccolti. Confrontate con quello che l’app fa davvero: se un’app di giochi chiede la rubrica e la posizione sempre attiva, chiedetevi perché.
  3. Per quali finalità. Le finalità devono essere specifiche. «Migliorare i nostri servizi» non vuol dire niente.
  4. A chi vengono comunicati. Cercate l’elenco dei fornitori e dei partner. La presenza di partner pubblicitari con profilazione è legittima ma va saputa.
  5. Dove stanno i dati. Server nell’Unione europea o trasferimenti fuori? Se ci sono trasferimenti, con quali garanzie?
  6. Per quanto tempo vengono conservati. «Per il tempo necessario» è una risposta debole. Cercate dei tempi.
  7. Come si esercitano i diritti. Accesso, copia, rettifica, cancellazione, opposizione. Deve esserci un indirizzo email dedicato e una risposta entro i tempi previsti dal regolamento.

Se qualcosa non torna, il riferimento in Italia è il Garante per la protezione dei dati personali, che riceve segnalazioni e reclami.

Quando la persona non è più in grado di decidere

Questa è la parte più delicata, e va detta con precisione perché in famiglia si improvvisa spesso.

Un figlio non ha, di per sé, il potere di decidere al posto di un genitore adulto. Non basta essere il familiare più vicino, non basta pagare le bollette e non basta un accordo fra fratelli. Quando una persona non è più in condizione di provvedere ai propri interessi, l’ordinamento italiano prevede strumenti specifici, primo fra tutti l’amministrazione di sostegno, introdotta dalla legge 6 del 2004: si chiede al giudice tutelare, che nomina un amministratore e stabilisce per iscritto quali atti può compiere.

Cosa vuol dire in pratica per un’app:

  • finché il genitore è lucido, le impostazioni le decide lui, punto;
  • se non lo è più, chi ha un provvedimento del giudice agisce nei limiti che il provvedimento indica;
  • in assenza di provvedimenti, si sceglie sempre l’opzione meno invasiva possibile, e si documenta la ragione di quello che si fa;
  • quando fra fratelli non c’è accordo, si va da un avvocato o dai servizi sociali prima che diventi una lite, non dopo.

Non siamo avvocati e questa non è consulenza legale: è l’indicazione di dove guardare. Per il caso concreto il riferimento sono un legale, il giudice tutelare competente e i servizi sociali del Comune.

Come funziona in VilleoCare

I permessi si assegnano dal pannello degli accessi, uno per uno, e ogni invito si revoca quando si vuole: da quel momento il link smette di funzionare. I consensi si danno separatamente e si possono togliere. Dalle impostazioni si esportano tutti i dati in un file, oppure si chiede la cancellazione dell’account.

I nipoti che entrano dal portale familiare o dal link per giocare non hanno un account e non vedono nulla oltre a quello per cui il link è stato creato. Non vendiamo i dati personali di chi usa VilleoCare: il servizio si mantiene con gli abbonamenti delle famiglie, con gli spazi pubblicitari del piano gratuito e con gli accordi con le strutture.

Quando VilleoCare viene usata dentro una RSA o un centro diurno, il rapporto con la struttura è regolato da un contratto e da una nomina a responsabile del trattamento: la struttura resta titolare dei dati dei propri ospiti.

Nota importante. VilleoCare non è un dispositivo medico e non sostituisce il parere del medico. In caso di emergenza chiama il 112.

I permessi hanno senso solo se qualcuno li usa: chi entra, che cosa vede e perché è raccontato nella pagina per la famiglia. Se la stessa domanda arriva da una struttura, la risposta è in come si tengono informate le famiglie degli ospiti di una RSA. Le nostre scelte per intero stanno nelle note legali, sezione dati personali.

Domande frequenti

Posso creare l’account al posto di mia madre?

Tecnicamente sì, ed è quello che fanno molte famiglie per risparmiarle la parte noiosa. Ma poi va fatto un passaggio che quasi nessuno fa: sedersi accanto a lei, mostrarle cosa avete impostato e chiederle se va bene, voce per voce. Un account creato di nascosto funziona finché non viene scoperto; il giorno che viene scoperto, di solito finisce tutto.

Mia sorella vuole vedere tutto e io no. Chi decide?

Nessuna delle due. Decide vostra madre. Se ognuno di voi ha un accesso separato con permessi diversi — ed è così che dovrebbe funzionare — il problema si risolve da solo: chi vuole ricevere le conferme le riceve, chi non le vuole non le riceve, e nessuno impone la propria scelta all’altro.

I dati stanno in Italia?

È una domanda giusta da fare a qualsiasi fornitore, e la risposta si trova nell’informativa alla voce sui trasferimenti. Quello che conta non è solo il paese, ma anche quali garanzie sono previste se i dati escono dall’Unione europea e chi sono i fornitori coinvolti.

Se cancello l’account, spariscono davvero i ricordi registrati?

Devono sparire, salvo i dati che una norma obbliga a conservare per un certo periodo, per esempio quelli fiscali. Prima di cancellare, esportate: il diario dei ricordi e le registrazioni vocali di un genitore non si recuperano in nessun altro modo. È il consiglio pratico più importante di tutta questa pagina.

Un’app di questo tipo tratta dati sulla salute?

Dipende da cosa ci si scrive dentro. VilleoCare non raccoglie parametri clinici e non è un dispositivo medico, ma se in un promemoria scrivete il nome di una medicina, quell’informazione dice qualcosa di personale e va protetta con la stessa attenzione. Per questo la condivisione dei promemoria è un permesso a sé, e non è mai attiva per impostazione predefinita.

A chi mi rivolgo se penso che i dati siano stati usati male?

Prima al titolare del trattamento, con una richiesta scritta all’indirizzo indicato nell’informativa: c’è un termine entro cui deve rispondere. Se la risposta non arriva o non è soddisfacente, ci si può rivolgere al Garante per la protezione dei dati personali, che ha una procedura pubblica per i reclami.

Chi ha scritto questa risposta

La redazione di VilleoCare scrive e rilegge i testi di questo sito. Non siamo avvocati: qui indichiamo le norme di riferimento e dove guardare, ma per una situazione concreta — soprattutto quando si parla di amministrazione di sostegno o di conflitti fra familiari — serve un professionista. Ogni pagina porta la data di pubblicazione e quella dell’ultimo aggiornamento.

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Tutte le guide Tutte le domande Come funziona VilleoCare

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