Giochi e passatempi
Mio padre si annoia tutto il giorno: cosa posso fargli fare?
La noia non si riempie con una lista di attività: si risolve costruendo una giornata con tre punti fermi. Idee per capacità, anche da fare a distanza.
- Per figlie e figli
- Per chi la usa ogni giorno
La noia di una persona anziana quasi mai si risolve con una lista di attività. Si risolve dando alla giornata tre o quattro punti fermi, sempre agli stessi orari, che lui possa aspettare. Una cosa sola ripetuta ogni giorno alle sedici vale più di dieci proposte diverse fatte una volta e poi lasciate cadere.
C’è una ragione precisa. Quando si smette di lavorare, poi si smette di guidare, poi gli amici diminuiscono, la giornata perde i suoi appigli: non c’è più niente che divida la mattina dal pomeriggio. La televisione accesa dalle nove alle ventitré non è una scelta, è quello che resta quando non c’è nient’altro a segnare le ore. Il compito di chi sta intorno non è riempire le ore vuote una per una, ma rimettere qualche paletto.
In breve
- Prima gli orari fissi, poi le attività: senza appuntamenti nessuna proposta regge.
- Meglio poche cose ripetute che tante cose diverse.
- Le attività si scelgono in base a cosa può fare adesso, non a cosa faceva vent’anni fa.
- Le cose che si fanno con qualcuno durano; quelle che si fanno da soli si abbandonano.
- Se rifiuta tutto, di solito non è pigrizia: è vergogna di non riuscire più come prima.
Cosa trovi in questa pagina
- Perché le liste di attività non funzionano
- Una giornata con dei punti fermi
- Attività divise per quello che riesce a fare
- Cosa si può fare insieme anche da lontano
- Se rifiuta tutto
- Domande frequenti
Perché le liste di attività non funzionano
Chiunque abbia provato conosce la scena: si arriva la domenica con le parole crociate, un libro, un puzzle. Tre settimane dopo sono ancora lì, nello stesso punto, con la stessa polvere sopra.
| Cosa portiamo | Perché resta lì |
|---|---|
| Un libro | Se la vista è calata, leggere è fatica, non riposo |
| Le parole crociate | Se non le ha mai fatte a sessant’anni, non comincia a ottantacinque |
| Un puzzle da mille pezzi | Chiede mani ferme e un tavolo occupato per giorni |
| Un corso, un centro anziani | Chiede di uscire, di vestirsi bene, di stare fra sconosciuti |
| Un tablet «per passare il tempo» | Da solo non è un’attività: è un oggetto in più sul mobile |
Tutte queste cose hanno in comune un difetto: chiedono a lui di prendere l’iniziativa. E l’iniziativa è proprio la cosa che si è spenta. Quello che funziona ha invece un innesco esterno: un orario, uno squillo, una persona che arriva.
Una giornata con dei punti fermi
Non serve riempire dodici ore. Ne bastano tre o quattro, sempre le stesse, e il resto della giornata si riorganizza da solo intorno a quelle.
| Ora | Punto fermo | Perché funziona |
|---|---|---|
| Mattina presto | Una cosa da fare fuori dal letto: la moka, il cane, le piante | Dà un motivo per alzarsi a un orario |
| Metà mattina | Dieci minuti di movimento, anche da seduto | Corto, ripetibile, non richiede di uscire |
| Primo pomeriggio | Una partita: briscola, scopa, un gioco di memoria | Il momento peggiore della giornata, quello che si sfalda |
| Tardo pomeriggio | Musica di una volta, o una domanda sui ricordi | Riporta parole e voglia di raccontare |
| Sera | Una telefonata o un messaggio vocale di qualcuno | Chiude la giornata con una voce di famiglia |
Il trucco è che questi appuntamenti devono arrivare da fuori. Un’app che alle quindici e trenta dice «partita?» funziona molto meglio di un mazzo di carte lasciato sul tavolo. Non perché sia più bello: perché toglie a lui il peso di decidere.
Attività divise per quello che riesce a fare
Il secondo errore comune è proporre le attività di prima, quelle di quando stava bene. Meglio partire da quello che riesce a fare oggi, senza dirlo ad alta voce.
Se cammina e sta bene
- Una commissione al giorno, anche piccola: il pane, il giornale, la posta.
- Ginnastica dolce di dieci minuti, anche da seduto, con un video da seguire.
- Un giro con un vicino a orario fisso, meglio se è lui che deve passare a prendere l’altro.
Se sta molto seduto
- Carte italiane contro il computer o contro un familiare collegato: briscola, scopa, scala 40, tressette, burraco, ramino.
- Giochi di memoria e quiz sui ricordi, presi come passatempo e niente di più.
- Piegare, sistemare, ordinare: sono attività vere, e restituiscono la sensazione di servire a qualcosa.
Se la vista è calata
- Musica: canzoni italiane degli anni Cinquanta e Sessanta, radio, vecchi programmi.
- Racconti e messaggi vocali dei nipoti, che si ascoltano invece di leggere.
- Dettare i ricordi invece di scriverli: si parla e le parole restano.
Se l’udito è calato
- Attività visive: fotografie di famiglia, immagini di eventi che ha vissuto.
- Giochi scritti, con caratteri grandi e comandi semplici.
- Messaggi scritti in grande, meglio delle telefonate che diventano frustranti.
Se la memoria fa qualche scherzo
- Cose familiari, non nuove: le canzoni che sa a memoria, le carte che ha sempre giocato.
- Domande sul passato lontano, che di solito è la parte che resta più viva e più piacevole da raccontare.
- Attività senza punteggio e senza fallimento possibile: niente che possa farlo sentire messo alla prova.
Cosa si può fare insieme anche da lontano
Le attività che si fanno da soli si abbandonano quasi tutte. Quelle che si fanno con qualcuno durano, anche quando quel qualcuno è a trecento chilometri.
- La partita a carte a distanza. Due telefoni, la stessa partita, e mezz’ora di chiacchiere sopra. È la cosa che regge più a lungo, perché è quello che facevano già.
- La domanda del nipote. Il ragazzo manda una domanda — «nonno, com’era il tuo primo lavoro?» — e il nonno risponde a voce. In VilleoCare i nipoti entrano con un link, senza registrarsi e senza password.
- Il messaggio vocale invece della telefonata. Trenta secondi che si riascoltano quando vuole, senza l’ansia di rispondere subito e senza il rumore di fondo che rende difficile capire.
- La canzone condivisa. «Questa la ballavate voi?» apre discorsi che una telefonata normale non apre.
- Il libro dei ricordi. Si raccolgono le risposte per qualche mese e alla fine si stampa. Diventa un regalo per Natale, e nel frattempo ha dato uno scopo a cento pomeriggi.
Se rifiuta tutto
Il rifiuto sistematico quasi mai è pigrizia. Nella maggior parte dei casi dietro c’è una di queste cose, e nessuna si risolve insistendo.
| Quello che dice | Quello che spesso significa | Cosa può aiutare |
|---|---|---|
| «Non ho voglia» | «Non ci riesco più come prima e mi vergogno» | Proporre cose senza punteggio e senza confronto |
| «Sono cose da bambini» | «Non voglio essere trattato come un incapace» | Partire dalle carte o dalla musica, non dai giochini |
| «Poi mi stanco» | Una difficoltà fisica reale non detta | Attività da seduto, brevi, interrompibili |
| «Tanto a chi interessa» | Solitudine, la sensazione di non servire più | Attività che coinvolgono qualcun altro |
| Non risponde, sta zitto | Un umore basso che dura da settimane | Parlarne con il medico curante, senza aspettare |
Su quest’ultima riga vale la pena essere chiari. Se il disinteresse dura da settimane, se non mangia, se non dorme, se non si alza, non è un problema di passatempi e nessuna app c’entra qualcosa: si parla con il medico curante. La noia e l’umore molto basso si assomigliano da fuori e sono cose diverse.
Nota importante. VilleoCare non è un dispositivo medico e non sostituisce il parere del medico. In caso di emergenza chiama il 112.
Due letture completano questa risposta: organizzare la giornata di un anziano in casa, che dà la traccia ora per ora, e passatempi per anziani in casa, che elenca trenta attività divise per quello che riesce a fare. Se dietro la noia c’è soprattutto la mancanza di persone, il testo è solitudine degli anziani.
Domande frequenti
I giochi di memoria servono a mantenere la mente attiva?
I giochi di memoria sono un passatempo. Si fanno perché piacciono e perché danno un appuntamento nel pomeriggio, non perché producano un effetto sulla salute: non esiste un gioco che curi o prevenga qualcosa, e diffidate di chi ve lo promette. Detto questo, un pomeriggio passato a giocare con qualcuno è meglio di un pomeriggio passato davanti alla televisione, e questo basta come motivo.
Quanto deve durare un’attività per una persona di ottantacinque anni?
In genere fra dieci e trenta minuti, e sempre con la possibilità di smettere senza sentirsi in colpa. Le sessioni lunghe stancano e creano resistenza per la volta dopo. Meglio venti minuti tutti i giorni che due ore la domenica.
Mio padre guarda la TV dalla mattina alla sera. Devo toglierla?
No, e sarebbe controproducente. Si aggiunge qualcosa a un orario preciso, senza togliere niente: una partita alle quindici e trenta, dieci minuti di movimento dopo il telegiornale. Se le nuove abitudini attecchiscono, la televisione si sposta da sola sullo sfondo.
Le carte online contro il computer valgono quanto giocare con una persona?
No, e non c’è bisogno di fingere il contrario. Giocare contro il computer riempie un pomeriggio; giocare con il figlio o con il nipote collegato riempie un pomeriggio e mantiene un rapporto. Il computer è la soluzione per le ore in cui non c’è nessuno, non il sostituto delle persone.
Come faccio a proporre un’attività senza sembrare la maestra?
Chiedendo aiuto invece di offrirlo. «Mi insegni a giocare a tressette che non me lo ricordo più» funziona molto meglio di «ti ho portato un gioco». Nel primo caso lui è quello che sa, e questo cambia tutta la conversazione.
Le attività di gruppo funzionano meglio di quelle individuali?
Quasi sempre sì, quando ci sono le condizioni: la tombola in una sala, un gruppo che si trova sempre lo stesso giorno, un coro. Sono più difficili da organizzare a casa, ma se in zona c’è un centro diurno o un circolo vale la pena provarci, anche solo un pomeriggio a settimana.
Chi ha scritto questa risposta
La redazione di VilleoCare scrive e rilegge i testi di questo sito. Non siamo medici: quello che raccontiamo qui viene dalle conversazioni con le famiglie e con gli animatori delle strutture per anziani, e riguarda l’organizzazione delle giornate, non la salute. Ogni pagina porta la data di pubblicazione e quella dell’ultimo aggiornamento.