VilleoCare

Diario dei ricordi

Raccogliere i ricordi dei nonni: il diario di VilleoCare

Si racconta a voce, l’app scrive. Le storie si mettono in ordine per periodo di vita e alla fine diventano un Libro della Vita da stampare e tenere in famiglia.

  • Si detta parlando: chi ha le mani rovinate dall’artrite non scrive niente
  • 116 domande pronte per quando non si sa da dove cominciare
  • Il libro esce impaginato: si porta in copisteria e si rilega

Si apre dal browser di un telefono o di un tablet. Niente da installare.

I capitoli del diario

  • Infanzia e famiglia di origine
  • La scuola e i primi amici
  • Il lavoro
  • L’incontro con chi si è sposato
  • I figli piccoli
  • Case, paesi, traslochi
  • Feste, viaggi e vacanze
  • Oggi

Ogni capitolo si riempie a voce, un racconto per volta.

Raccogliere i ricordi dei nonni, in pratica

Raccogliere i ricordi dei nonni vuol dire due cose sole: farli parlare e non perdere quello che dicono. Con VilleoCare si fa a voce — la persona racconta, l’app trascrive e mette il racconto nel capitolo giusto — e alla fine si stampa un Libro della Vita da tenere in famiglia. Non serve saper scrivere e non serve un computer: basta un telefono o un tablet e mezz’ora tranquilla, una volta alla settimana.

Quasi tutti pensano di avere tempo. Poi arriva il giorno in cui si guarda una fotografia e non c’è più nessuno a cui chiedere chi sia la donna in seconda fila. Le cose che si perdono per prime sono sempre le stesse:

  • I nomi si confondono: chi era la zia della foto, in che anno si sono sposati, come si chiamava il paese da cui è arrivato il bisnonno.
  • Le storie buone si raccontano solo a tavola, una volta ogni tanto, e nessuno le scrive.
  • Le fotografie restano senza didascalia: fra vent’anni nessuno saprà più chi c’è sopra.
  • Chi racconta si stanca prima di finire, e la volta dopo riparte da capo dallo stesso punto.
  • Il registratore del telefono raccoglie file lunghi che poi nessuno riascolta davvero.

Il diario dei ricordi non è un’idea nuova: è il quaderno di una volta, con la differenza che si riempie parlando e che alla fine ne esce un libro vero. Se preferite partire dalla carta e dai consigli generali, abbiamo scritto una guida completa sul libro dei ricordi da regalare ai nonni che vale anche senza usare l’app.

Cosa c’è dentro il diario dei ricordi

Sei cose che servono davvero quando ci si siede accanto a una persona di ottant’anni e si preme «registra».

  • Si racconta a voce

    Si tiene premuto un tasto grande e si parla. L’app scrive quello che sente e lo salva come racconto. Chi ha le dita rovinate dall’artrite non deve scrivere nemmeno una parola.

  • I periodi della vita

    I racconti non finiscono in un mucchio: si dispongono per periodo, dall’infanzia a oggi. Si riapre il capitolo «il lavoro» e c’è tutto quello che è stato detto in tre mesi.

  • 116 domande pronte

    Quando cala il silenzio si preme «suggerisci una domanda» e ne esce una concreta: che profumo aveva la cucina di tua madre, chi ti ha accompagnato il primo giorno di scuola.

  • Il Libro della Vita

    I racconti raccolti diventano un documento ordinato, con i capitoli e le date. Si stampa e si rilega in copisteria: da lì in poi è un oggetto, non un file.

  • La musica di una volta

    Sessanta canzoni italiane dagli anni Cinquanta agli Ottanta e 92 fatti del Novecento fra il 1930 e il 2000. Si mette su un pezzo e il racconto parte da solo.

  • Le domande dei nipoti

    Un nipote manda una domanda dal suo telefono, il nonno risponde a voce quando gli va. La risposta torna indietro e resta anche nel diario.

Si racconta a voce, perché a novant’anni non si scrive più

È il punto da cui è nato tutto il resto. Chi ha le dita gonfie e le nocche dolenti non tiene una penna per venti minuti, e chi ha la vista stanca non scrive su uno schermo. Il risultato, nei diari di carta regalati con le migliori intenzioni, è quasi sempre lo stesso: due pagine compilate a gennaio e il resto bianco.

Parlare invece non costa fatica a nessuno. Nel diario di VilleoCare si tiene premuto un tasto largo quanto un pollice, si dice quello che viene in mente e il testo compare da solo. Cinque ragioni per cui funziona meglio della scrittura:

  • Le mani rovinate dall’artrite reggono male una penna per venti minuti: parlare non costa niente.
  • Chi ha la vista stanca non deve leggere lo schermo per raccontare: guarda fuori dalla finestra e va avanti.
  • A voce escono le pause, i ripensamenti e i «aspetta che mi ricordo meglio». Su carta si scrive la versione corta e sbrigativa.
  • Il dialetto e le espressioni di casa restano dove sono. Il testo si può correggere dopo, con calma.
  • Chi ha smesso di scrivere da anni non si sente sotto esame. È una conversazione, non un compito.

La trascrizione non è perfetta: sui nomi di paese e sulle parole di dialetto sbaglia, come sbagliano tutte. Per questo il testo resta modificabile, e correggerlo insieme la settimana dopo è già un secondo giro di racconti. «No, si scriveva così», e da lì parte un’altra mezz’ora.

Le domande da fare ai nonni per far partire il racconto

Le domande grandi non funzionano. «Com’era la tua vita?» mette in imbarazzo chiunque, e la risposta è quasi sempre «eh, la solita». Funzionano invece le domande piccolissime e concrete, quelle a cui si risponde con un’immagine e non con un giudizio.

Dentro l’app ce ne sono 116, divise per periodo di vita, e si tirano fuori una alla volta premendo un tasto. Se volete prepararvi prima, nella guida con 48 domande da fare ai nonni ci sono anche i cinque minuti di preparazione che cambiano il risultato.

Cinque domande che aprono sempre

  • «Che profumo c’era in casa la domenica mattina?»
  • «Quanto costava il gelato quando eri ragazzo?»
  • «Come vi siete conosciuti, tu e la nonna? Chi ha parlato per primo?»
  • «Qual è stato il primo soldo che hai guadagnato e in cosa l’hai speso?»
  • «Che cosa si sentiva alla radio in cucina?»

Una domanda alla volta. Dopo, si sta zitti e si aspetta.

Musica di una volta ed eventi storici da ricordare insieme

Certe sere le domande non bastano. Allora si cambia strada: si mette su una canzone. La musica anni 50 e 60 da ascoltare insieme fa il lavoro che nessuna domanda riesce a fare, perché riporta l’anno esatto, la stanza, la persona con cui si ballava. VilleoCare tiene sessanta canzoni italiane dagli anni Cinquanta agli Ottanta e 92 fatti del Novecento fra il 1930 e il 2000, da usare esattamente così: come inneschi.

Canzoni italiane e fatti del Novecento da usare come spunto, decennio per decennio
Anni Canzoni italiane che si riconoscono subito Fatti su cui si apre il racconto
Anni Cinquanta Vola colomba, Papaveri e papere, i primi Sanremo ascoltati alla radio La radio in cucina, la Vespa, il televisore che arriva nel bar del paese
Anni Sessanta Il cielo in una stanza, le canzoni dei complessi, i juke-box La Cinquecento, il frigorifero in casa, l’uomo sulla Luna visto in bianco e nero
Anni Settanta I cantautori, le canzoni delle feste di paese e delle sagre Il telefono in casa, le prime vacanze al mare, i turni in fabbrica
Anni Ottanta Le canzoni che ballavano i figli, la radio in macchina Il Mundial dell’82 visto tutti insieme, la casa nuova, i figli che se ne vanno

Il meccanismo è sempre lo stesso: parte il pezzo, la persona canticchia due parole e poi dice «questa la ballavamo alla festa dell’uva». Quello è il momento in cui si preme «registra». Abbiamo messo insieme una lista di canzoni italiane degli anni 60 da ascoltare insieme, con le domande da fare mentre suonano.

Il Libro della Vita: un regalo originale per i nonni

Cinque passaggi, distribuiti su qualche settimana. Nessuno di questi richiede di saper scrivere né di avere una particolare confidenza con la tecnologia.

  1. Si sceglie un momento fisso

    Mezz’ora, sempre lo stesso giorno della settimana. Il dopo pranzo funziona meglio della sera, quando la stanchezza si fa sentire.

    • Meglio venti minuti veri che due ore promesse e mai fatte
    • Se un giorno non va, si salta: il capitolo resta lì e aspetta
  2. Si parte da un periodo, non dalla vita intera

    Si apre il capitolo dell’infanzia e si sta lì finché non si esaurisce. «Raccontami la tua vita» blocca chiunque; «raccontami la scuola elementare» no.

  3. Si registra parlando, con una domanda alla volta

    Si preme il tasto grande, si fa una domanda e si lascia parlare. L’app scrive mentre la persona racconta. Il silenzio di dieci secondi non va riempito: quasi sempre arriva il pezzo migliore.

    • Le 116 domande pronte servono quando ci si arena
    • Si può correggere il testo dopo, senza fretta e senza rifare la registrazione
  4. Si aggiungono le fotografie giuste

    Una foto per capitolo, non trenta. Si fotografa la stampa con il telefono e si scrive sotto chi c’è e in che anno: è la parte che nessuno fa mai e che vale di più.

  5. Si stampa il Libro della Vita

    Quando i capitoli stanno in piedi si genera il documento completo e si porta in copisteria. Una copia per chi ha raccontato, una per ogni figlio.

    Prima di stampare fate rileggere tutto a chi ha raccontato. Ha il diritto di togliere quello che non vuole lasciare scritto, e va rispettato senza discutere.

Il documento finale si scarica in qualsiasi momento, anche a metà strada. Se un giorno smettete di usare VilleoCare, il libro resta vostro: è un file che avete in mano voi.

Tre modi di scrivere la storia della propria vita

Il quaderno, il registratore del telefono e il diario dettato. Nessuno dei tre è sbagliato: cambiano la fatica richiesta e quello che resta alla fine.

Come si raccoglie Quaderno a mano Note vocali sul telefono Diario di VilleoCare
Chi deve scrivere La persona anziana, a mano Nessuno, ma resta solo audio Nessuno: si parla e basta
Serve saper usare la penna Sì No No
Ritrovare un racconto dopo sei mesi Si sfoglia il quaderno Si riascoltano file lunghi Si apre il capitolo giusto
Aggiungere le fotografie Sì No Sì
Possono partecipare i nipoti lontani No No Sì
Che cosa resta alla fine Un quaderno solo File sul telefono di qualcuno Un libro da stampare in più copie

Se in famiglia c’è già un quaderno cominciato, non buttatelo: si fotografano le pagine e si allegano al capitolo che gli corrisponde.

Chi partecipa, anche da lontano

Un diario dei ricordi per anziani riesce quando non lo porta avanti una persona sola. I nipoti sono spesso i migliori intervistatori della famiglia, perché fanno domande dirette che un figlio non farebbe mai, e perché al nonno non dispiace affatto rispondere a loro.

  • Un nipote manda la sua domanda dal telefono, quando gli viene in mente. Non deve essere collegato nello stesso momento.
  • Il nonno la trova nel diario e risponde a voce quando ha voglia, anche tre giorni dopo.
  • La risposta torna al nipote e resta nel capitolo, così non si perde in una chat.
  • I familiari invitati leggono i capitoli aperti dal portale familiare, senza doversi registrare.

È anche il motivo per cui questa parte dell’app viene usata da chi vive in un’altra città o all’estero. Trenta minuti di videochiamata il sabato, due domande, e in sei mesi c’è un capitolo che nessuno avrebbe mai scritto. Se il problema è più a monte — un genitore che sta molto da solo — ne abbiamo parlato nella guida sulla solitudine degli anziani e in quella sui passatempi da fare in casa.

Di chi sono i ricordi, e chi li può leggere

Chi racconta la propria vita dice anche cose che non ha mai detto a nessuno. Questo è il motivo per cui la questione va chiarita prima di premere «registra», non dopo.

  • I racconti sono di chi li ha detti. Restano nel suo profilo e non diventano pubblici da nessuna parte.
  • Ogni familiare vede il diario solo se viene invitato, e l’invito si revoca in qualsiasi momento.
  • Un singolo capitolo si può tenere privato: c’è chi vuole scrivere qualcosa che leggeranno solo i figli, dopo.
  • L’esportazione completa e la cancellazione definitiva si chiedono in qualsiasi momento, come prevede il GDPR.
  • Le registrazioni non vengono usate per profilare nessuno né vendute a terzi.

Il dettaglio di chi vede che cosa, permesso per permesso, sta nella risposta su chi vede i dati di un genitore. Se invece il dubbio è come proporre tutto questo a chi dice «io con quelle cose non ci so fare», la guida su come convincere un genitore a usare un’app parte proprio da lì.

Quello che il diario non fa

Su un tema come questo è facile promettere più del dovuto. Preferiamo dire subito dove si ferma.

  • Non è un dispositivo medico e non dice niente sullo stato di salute di chi racconta. È un quaderno che si detta a voce, non uno strumento clinico.
  • Non fa valutazioni di nessun tipo sulla persona e non produce punteggi. Nessuno viene misurato mentre parla della sua infanzia.
  • Non sostituisce il medico né la parola di chi segue la persona. Se qualcosa preoccupa, se ne parla con lui, non con un’app.
  • Non scrive il libro al posto vostro. Ordina, conserva e impagina quello che avete raccolto: il tempo davanti a chi racconta lo mettete voi.
  • La trascrizione automatica sbaglia i nomi propri e i termini di dialetto. Vanno riletti e corretti a mano, ed è mezz’ora ben spesa.

Domande sul diario dei ricordi

Mia madre non sa usare il telefono. Può usarlo lo stesso?

Sì, perché la parte che riguarda lei è un tasto grande da tenere premuto mentre parla. Tutto il resto — aprire il capitolo, correggere il testo, mettere le foto — lo può fare un figlio o un nipote dal proprio dispositivo.

In molte famiglie funziona così: la persona anziana racconta e basta, qualcun altro tiene in ordine. Se volete provare a farla usare da sola, nella guida su come proporre un’app a chi dice «non fa per me» trovate i passaggi che funzionano meglio.

Bisogna per forza scrivere qualcosa?

No. Il diario nasce per essere dettato: si parla, l’app trascrive e il racconto è salvato. È pensato apposta per chi ha le mani rovinate dall’artrite, il tremore o la vista stanca e ha smesso da tempo di scrivere a lungo.

Se invece scrivere piace, la tastiera resta a disposizione e si possono mischiare le due cose nello stesso capitolo.

Che domande faccio, se non so da dove cominciare?

Dentro l’app ci sono 116 domande pronte, divise per periodo di vita: si preme un tasto e ne esce una. Funzionano perché sono piccole e concrete — il profumo di una cucina, il costo del gelato, chi accompagnava a scuola — e non chiedono bilanci della vita.

Abbiamo raccolto 48 di questi spunti anche in una guida da leggere prima di iniziare, con i trucchi per far partire il racconto e per non spegnerlo dopo due minuti.

Il Libro della Vita si stampa davvero?

Sì. Quando i capitoli sono a posto si genera un documento completo, con i titoli, i testi e le fotografie che avete inserito. Da lì si stampa in una copisteria qualsiasi e si fa rilegare.

Molte famiglie ne fanno tre o quattro copie: una resta a chi ha raccontato, le altre ai figli. È un regalo originale per i nonni proprio perché non si compra: si costruisce nel tempo, ed è pieno di cose che nessun negozio ha.

Chi legge i ricordi che racconta mio padre?

Solo le persone che invita lui, o chi gestisce il suo profilo con il suo consenso. Il diario non è pubblico e non compare da nessuna parte fuori dall’app.

Ogni accesso familiare si apre e si chiude quando si vuole, e un capitolo può restare privato anche rispetto agli altri familiari. Abbiamo spiegato per esteso chi vede che cosa nella risposta dedicata ai dati di un genitore.

Si può fare a distanza, se vivo in un’altra città?

Sì, ed è uno dei modi in cui viene usato di più. Si fissa la videochiamata del sabato, si fanno due o tre domande e si lascia raccontare: la registrazione parte dal dispositivo di chi parla e il racconto finisce nel capitolo giusto.

I nipoti possono anche mandare una domanda scritta e ricevere la risposta vocale quando il nonno ha voglia di rispondere, senza dover essere collegati nello stesso momento.

Cominciate dalla prima domanda

Si apre l’app, si sceglie un capitolo e si preme il tasto grande. La prima mezz’ora è quella che conta: da lì in poi il racconto va avanti da solo.

Si prova dal browser, senza installare niente e senza carta di credito.

Nota importante:VilleoCare non è un dispositivo medico e non sostituisce il parere del medico. In caso di emergenza chiama il 112.